Come eliminare i tarli dai mobili

Ultimo aggiornamento: 29.09.22

 

Tutto quello che c’è da sapere sui tarli e gli altri insetti perniciosi per i mobili e il legno, nonché sui metodi a cui è possibile ricorrere per eliminarli in maniera definitiva.

 

Le definizioni tarme e tarli vengono usate in maniera generica per riferirsi ai parassiti del legno, come se questi appartenessero tutti a una singola specie. In realtà esistono diverse varietà di insetti che appartengono a diversi ordini e sono xilofagi, cioè si nutrono di fibre di legno vivo o morto, e non tutti si comportano allo stesso modo o reagiscono alla stessa maniera ai trattamenti di disinfestazione. Prima di procedere con la descrizione dei metodi per eliminare i tarli, quindi, è meglio approfondire la conoscenza delle specie più diffuse nel nostro Paese.

 

Come sono i tarli dei mobili?

La premessa da cui bisogna partire è che esiste una notevole varietà di insetti xilofagi e che questi sono più o meno equamente divisi in tutto il globo terrestre; questo significa che nel nostro Paese se ne trovano soltanto alcune specie, ed è su queste che andremo a concentrarci in modo particolare.

I tarli più diffusi in Europa, e quindi anche in Italia, sono soprattutto quelli appartenenti alla famiglia dei coleotteri Anobidi, in particolare gli Anobium Punctatum e i Xestobium Rufovillosum, rispettivamente noti con le definizioni comuni di Tarlo dei mobili e Orologio della Morte.

I primi si nutrono della polpa del legno e raggiungono una lunghezza massima che non supera i 5 millimetri; prediligono il legno tenero degli ambienti interni a quello duro esposto alle intemperie, e amano in particolar modo quello dei mobili, da cui prendono la loro definizione. Le femmine di questa specie depositano le uova in piccolissimi fori che i maschi scavano superficialmente nel legno, le larve poi si nutrono scavando gallerie e lasciando dei fori soltanto quando escono; i mobili che vengono attaccati da questa specie, quindi, cominciano a presentare buchi solo quando l’infestazione è già estesa.

L’Orologio della Morte, invece, deve il suo lugubre nome al suono ritmico che emette battendo il capo contro le gallerie; i maschi della specie sono soliti produrre un tonfo leggero dalla cadenza regolare, infatti, che utilizzano come richiamo sessuale per le femmine. Questo tarlo predilige soprattutto i legni dalle essenze dure, come la quercia, il frassino, il castagno e il faggio; come il Tarlo dei mobili, inoltre, anche l’Orologio della Morte non produce buchi di sfarfallamento.

Lo Hylotrupes Bajulus è una specie diffusa in tutto il mondo, ma questa appartiene all’ordine dei coleotteri cerambicidi; questi tarli sono molto grandi, infatti gli adulti possono arrivare a 25 millimetri di lunghezza, depongono le uova nelle fessure e nelle crepe del legno e tendono a scavare gallerie molto in profondità.

Un’altra nota minaccia per il legno sono le termiti, questi insetti appartengono però all’ordine degli isotteri e di conseguenza sono più simili alle formiche. Due varietà in particolare sono molto diffuse nel nostro Paese, la Kalotermes Flavicollis e la Reticulitermes Lucifugus; entrambe prediligono il legno utilizzato per creare le strutture di sostegno, quindi attaccano soprattutto le travi, i tetti, le tavole, gli scaffali e i mobili a contatto con le pareti e suscettibili di umidità.

Ultimo, ma non meno importante rispetto ai precedenti, è il Lyctus Brunneus, o Lictide comune, da molti definito il “Professionista del Legno”; questo tarlo, infatti, è estremamente metodico e comincia ad attaccare il legno partendo dai pavimenti per poi risalire lentamente lungo le pareti e i mobili arrivando fino al tetto. Lungo il suo cammino, inoltre, non disdegna nulla e pasteggia con qualsiasi tipo di legno, indipendentemente dalla durezza e dal tenore di umidità.

Come eliminare i tarli

Come avrete facilmente intuito leggendo le caratteristiche dei tarli nostrani, è molto difficile scoprirli se non quando l’infestazione è ormai estesa, perché i buchi che essi scavano sono soltanto di uscita e non di entrata. L’unica modo alternativo per individuarli prima del manifestarsi dei buchi, quindi, è quella di udire il rumore che emettono quando masticano il legno scavando gallerie al suo interno.

Quale che sia l’evento che porta alla scoperta dell’infestazione, quindi, bisogna subito affrontare il problema. In questo caso le prime domande che sorgono spontanee, e alle quali andremo a rispondere, sono le seguenti:

Come eliminare i tarli dai mobili in legno?

Come chiudere i tarli del legno?

Come chiudere buchi tarli legno?

I rimedi naturali naturali contro i tarli sono la prima cosa a cui si pensa di ricorrere, soprattutto tenendo conto del fatto che questi sono ancora largamente adoperati dai falegnami specializzati nel restauro dei mobili antichi.

I cosiddetti “rimedi naturali” però, pur essendo efficaci, sovente prevedono l’uso di alcol, kerosene, gasolio o addirittura benzina, quindi sono potenzialmente rischiosi; affrontare i tarli del legno coi rimedi della nonna, inoltre, potrebbe non essere la scelta migliore, soprattutto nel caso in cui l’infestazione sia arrivata a toccare il legno degli infissi o le strutture portanti, come le travi di sostegno e i costolati del tetto.

La soluzione migliore è quella di adoperare dei prodotti specifici; le opzioni sono diverse, si possono usare gli insetticidi a base di permetrina oppure l’anidride carbonica; per eseguire i trattamenti bisogna avvolgere i mobili nel PVC in modo da sigillarli e poi collegare una pompa per estrarre del tutto l’aria, saturarli con la sostanza anti-tarlo e lasciarla agire per almeno una o due settimane a seconda del caso, dopodiché si potrà rimuovere il PVC e lasciare il mobile esposto all’aria aperta per almeno 48 ore.

Nel caso l’infestazione abbia colpito gli infissi o il legno strutturale, invece, si dovrà utilizzare un compressore per pompare il prodotto anti-tarlo specifico direttamente nelle gallerie, fino a saturarle completamente. In quest’ultimo caso è preferibile rivolgersi a un professionista, in modo da garantire il buon esito dell’intervento.

La chiusura dei buchi

Una volta che l’infestazione è stata del tutto debellata, per chiudere i buchi delle gallerie è possibile usare lo stucco oppure la resina epossidica, quest’ultima è più costosa ma offre una resa decisamente migliore ed è più duratura. Una volta riempiti tutti i buchi, dopo averli opportunamente carteggiati, si potrà poi stendere una mano di pittura in modo da uniformare il colore di superficie.

 

 

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